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Archeologia

Anche il territorio di Comnago è interessato dal fenomeno delle rocce incise con cuppelle, comune a tutta la Motta Rossa.
Queste piccole cavità emisferiche furono qui incise dall'uomo in epoca imprecisata. In particolare qui le ritroviamo presso i sentieri (su una roccia di confine con Carpugnino, a lato della via omonima, e alle Pozzarache, presso S. Cristina).
Nessun oggetto archeologico invece è mai stato segnalato a Comnago, per cui l'unico indizio di vita della successiva età gallo-romana è nel nome stesso, sicuro marchio di possesso della gens Cominia, famiglia diffusa nel Novarese ed anche assai vicino, a Comignago.
Questi possedimenti si fanno risalire almeno al I secolo d.c., quando la lingua latina nel settentrione risentiva ancora gli influssi delle popolazioni galliche autoctone.
Così l'aggiunta della terminazione gallica -acus al nome Cominius creava l'aggettivo Cominiacus, con sottinteso fundus o un sostantivo equivalente.
In conclusione: 'proprietà di Cominius'.
In paese il simbolo di antica origine è il piccolo campanile romanico sopravvissuto otto o nove secoli, ma il suo santo protettore, s. Giulio,venerato particolarmente sui laghi novaresi a partire dal V secolo, potrebbe far pensare ad una storia più remota.
Dobbiamo però arrivare fino al 1347 per conoscere l'esistenza di Comenago e di un suo terreno chiamato raschum, aggettivo abbastanza diffuso, equivalente ad 'incolto, brullo': aggettivo di stampo 'ligure', ossia pre-romano.
Comnago dipendeva da Belgirate fino al 1928, quando insieme al capoluogo fu unificato a Lesa, da cui non si staccò più.





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